Il doppio fantastico in La doppia ora

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Il doppio fantastico e la decostruzione del femminino in La doppia ora 

di Andrea Bini

L’articolo esplora il tema dell’inconscio e del fantastico nel film di Giuseppe Capotondi, La doppia ora (2009) allo scopo di riflettere sulla corrispondenza tra mascolinità, femminilità e forme narrative. In particolare, si mostra come il personaggio maschile, ossessionato da una mania di controllo della realtà, proietti la propria ansia di castrazione sulla femme fatale, misteriosa figura che a questo controllo sfugge, deteriorando le possibilità narrative determinate dai tratti di coerenza e conoscenza. Il film è analizzato nella sua elaborazione metanarrativa del tema del fantastico, nel framework teorico del saggio di Todorov, The Fantastic, e del lavoro di Freud sull’esperienza del déjà vu in The Uncanny. Nel film il fantastico ed il perturbante scaturiscono dalla dialettica fra maschile e femminile tipiche del genere noir: Ad un approccio ‘fallico’ e nevrotico identificato con il protagonista maschile e in cui la storia ha un senso ben definito, si oppone un elemento inconscio ed onirico caratterizzato come femmineo e gravitante attorno alla figura della protagonista femminile. Il femminino rifiuta di essere imprigionato in un personaggio nel film, decostruendo i codici narrativi e lo sguardo dello spettatore maschile ideologicamente determinato.

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